Proprio quando tutti pensavamo di aver superato gli ardui inizi di Lega Prima, in cui per giocatori e squadre disconnessioni e assenteismi erano all’ordine del giorno, eccoci di nuovo faccia a faccia con un grande nemico dell’esport italiano: il no show. 

Purtroppo in questo periodo ne sono accaduti vari: prima durante il PG Nationals Open Qualifier (non trasmesso) e in seguito durante EVC (ahimé in diretta). Ma come si possono prevenire o almeno tamponare questi inconvenienti?

EVC e il Caso Client (Racoon Academy vs Cyberground Academy)

L’accaduto: A causa di un bug imprevisto con la patch 9.9, Riot ha rilasciato la settimana scorsa un temporaneo ritorno alla patch precedente per il Tournament Realm, il client speciale su cui vengono giocati i tornei. Questo è stato apparentemente comunicato in ritardo (alcune fonti riportano poco più di un’ora prima delle partite, previste per le 19:00) e un giocatore dei Cyberground non è riuscito a scaricare il vecchio client in tempo. Pertanto i Racoon Academy, superato il tempo massimo, si sono avvalsi del regolamento e hanno vinto a tavolino 2-0, senza nemmeno toccare il proprio mouse.

Un sentito complimento a Slim e Sarengo, che per più di un’ora hanno intrattenuto i fan nella speranza di tamponare il ritardo crescente.

Punti di vista

Gran parte degli spettatori durante la chat non ha perso tempo a puntare il dito verso ESL e la povera gestione degli avvisi. Nonostante in passato problemi di questo tipo fossero sicuramente imputabili all’organizzazione, il ritardo nell’aggiornamento parte da Riot prima di tutto.

Altre voci gridano ai Cyberground e alla mancanza di tempismo nell’aggiornare. Mentre questo sarebbe certamente stato evitabile, bisogna anche ricordare che aggiornare un client con poco preavviso e una connessione lenta non è affatto tempestivo.

La soluzione ideale: posticipare la partita. Personalmente, ritengo che sarebbe stata la soluzione più bilanciata: lasciar decidere alla Landa. Tecnicamente i Racoon Academy non hanno commesso alcuna scorrettezza: semplicemente hanno segnalato il ritardo oltre i limiti consentiti dal regolamento e hanno perciò richiesto la vittoria a tavolino. Di certo questo approccio manca di sportività da parte loro, seppure non siano nel torto. Sperando che evenienze del genere non si verifichino nuovamente in futuro,  invito tutte le parti a prendersi parte della responsabilità dell’accaduto, siccome i veri sconfitti non sono stati i Cyberground ma i fan.

PG Open Qualifier e il Caso Tiebreaker

L’accaduto: L’Open Qualifier per il PG Nationals ha visto ben 18 squadre amatoriali iscriversi e partecipare in un girone svizzero (chi vince gioca contro chi vince, chi perde gioca contro chi perde). In caso di uguale punteggio, lo spareggio viene determinato in base alle vittorie degli avversari che ogni squadra ha affrontato (opponent winrate). Tre squadre sono però state squalificate a causa di multipli no show durante la settimana di Open Qualifier: questo ha influito sui winrate dei propri avversari, risultando nell’eliminazione dei Brigantini nonostante un solido 4-1, pari merito con Manguste, Amelia e CS 5 Italia. Ma non è tutto: in seguito a dichiarazioni ufficiali, i CS 5 Italia rinunciano al proprio spot a causa di giocatori non disponibili a disputare la partita di qualificazione.

Punti di vista

Dal punto di vista dei Brigantini, il formato può sembrare ingiusto per non concedere la possibilità di uno spareggio sulla Landa anziché basarsi su vittorie conseguite in seguito a sorteggi. Dall’altro lato, servirebbe un’intera giornata aggiuntiva di partite per uno spareggio tra quattro squadre con lo stesso punteggio.

Sicuramente tutte le squadre trarrebbero beneficio da un controllo più stretto al momento dell’iscrizione, ad esempio verificando i requisiti minimi per la partecipazione e l’intenzione di giocare tutte le partite necessarie allo svolgimento della competizione. 

La soluzione ideale: Sebbene non esista una vera soluzione ideale, invito tutti (giocatori, fan e organizzatori) a riflettere su questo punto: chi merita quel posto in classifica? I CS5 che hanno giocato contro ogni avversario regolarmente oppure i Brigantini, penalizzati da eventi esterni ma poi recuperati dall’assenza dei CS5?

La vera risposta, secondo il mio parere personale, è che non c’è risposta: il no show mette in difficoltà tutti, dai fan agli organizzatori ai giocatori coinvolti. 

Molte squadre nuove si affacciano al gioco come… un gioco appunto, giocando solo quando gli fa comodo. Questo non è assolutamente proficuo ad una scena che tutti vorremmo diventasse sempre più professionale. Essere professionali significa prima di ogni cosa partecipare con serietà e puntualità.

Terminato questo editoriale extra, ci leggiamo al prossimo It’s Pizza Time di venerdì! Stay tuned!

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